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Coronavirus, 21 parole da salvare secondo Paolo Iabichino

Aprile 11, 2020

Abbiamo smesso di abbracciarci, non ci stringiamo più la mano, al limite offriamo all’altro la punta del gomito. Anche il bacio, gesto identitario dei popoli latini, oggi ci crea disagio: quel gesto che ci scambiamo con una naturalezza che lascia sempre stupefatti gli altri popoli è messo a rischio dalla pandemia di questi mesi.

Paolo Iabichino, direttore creativo, ha scritto una sorta di “vocabolario-riflessione” sulle parole che in queste settimane di emergenza Covid hanno cambiato frequenza d’uso o hanno assunto nuovi significati e sfumature: 21 parole “infettate” come noi dal virus e dal suo clima tossico.

L’approccio non è quello del linguista, ma del creativo pubblicitario, abituato a maneggiare con cura parole e immaginario, sapiente nel calibrare la delicatezza del tocco, accompagnato da 21 scatti inediti di Isabella Nenci, editor per Zanichelli, raffinata fotografa per passione.

Questo pezzo che ho scritto per Vanity Fair è l’unico al momento a non essere stato pubblicato su carta, ma solo online; lo puoi leggere qui.

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