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Anonimizzare report e relazioni

Gennaio 7, 2023

Ci sono situazioni nelle quali condividere è indispensabile. E fin qui, il problema dov’è?!

Il problema nasce quando ciò che vorremmo condividere può creare danno a qualcuno, pur indipendentemente dalla nostra volontà. Accade per esempio durante le supervisioni tecniche e i corsi di formazione dedicati ad operatori e operatrici del sociale, come assistenti sociali, educatori ed educatrici professionali.

Accanto alla parte teorica, infatti, ogni incontro, prevede un lavoro pratico di analisi e riscrittura di testi reali. Con molta pazienza si rileggono testi vecchi con occhi nuovi, si ascoltano le parole nelle orecchie, e le sensazioni che quelle provocano. Capiamo? Tutto, tutto, sempre, sempre?

Con pazienza, insieme, smontiamo i testi, li ripuliamo, li riprogettiamo e li riscriviamo, perché il mio pallino – e la mia responsabilità – è trasmettere, lezione dopo lezione, esercizio dopo esercizio, una visione, un approccio, un metodo. Non è spiegare quattro regole, fai così e bona lè: è consegnare un nuovo modo di scrivere, che poi è solo la punta estrema di una montagna sconfinata. E quella montagna sconfinata è il pensiero.

Per arrivare lì, occorre fare tantissimo allenamento e per farlo come si deve, avere a disposizione testi reali è imprescindibile. Ma i testi reali trattano di fatti e persone reali, che la legge e la deontologia, oltre che il buon senso, tutelano.

Perché i testi funzionino, però, alcune regole devono essere rispettate. Per esempio, se in una relazione si scrive di una famiglia composta da 7 persone, occorrerà che queste 7 persone siano in qualche modo “identificabili”, serve cioè che chi legge capisca di chi si sta parlando, in ogni passaggio della storia. Cancellare i nomi dal testo, o annerirli per renderli illeggibili, non aiuta: rende infatti impossibile capire chi fa cosa e come si strutturano le relazioni fra i vari personaggi della storia.

Stessa cosa vale con le date; può darsi che in certi contesti non incidano per niente ai fini della narrazione, in altri casi, invece sì: se devo raccontare la situazione di un anziano per il quale propongo l’attivazione dell’amministratore di sostegno e la richiesta ha carattere d’urgenza perché di lì a pochi giorni l’anziano viene dimesso dalla struttura in cui si trova ricoverato, è evidente che nel ricostruire la sua storia dovrò fare riferimento a delle date, che corrispondono a delle azioni e che devono restituire a chi legge un ritmo ed eventualmente il carattere d’urgenza.

Per rendere i testi anonimi senza intaccarne la fruizione, dunque, applico alcune regole, molto semplici, ma in molto rigoroso.

Per prima cosa, chiedo alle persone che partecipano a corsi o a incontri di supervisione di scegliere un documento (normalmente sono relazioni sociali o resoconti di attività) relativamente brevi: 2 – 3 cartelle. Vanno bene anche testi di 20 pagine, ma richiedono molto più tempo e maggiore attenzione.

Nomi e cognomi

Il principio generale è cambiare e non cancellare nomi e cognomi delle persone citate nel testo.

Per i nomi propri, uso nomi corti e poco usati oppure usati moltissimo: Mario (che è sempre Rossi), Gino, Elio, Ennio, Pino, Alex, Loris, Benny, Bruno, Lio, Denis, Alda, Anna, Ava, Dora, Elda, Emma, Eva, Iris, Iole, eccetera.

Per i cognomi uso, invece, i colori: Rossi, Verdi, Bianchi, Neri, Azzurri, Gialli, ecc. Insomma, cognomi di fantasia, ma verosimili.

Date

Sarebbe meglio lasciare invariate le date: può darsi che nel testo si parli di eventi imminenti che rendono urgente una determinata azione, oppure che ci siano delle relazioni significative fra i dati anagrafici delle persone citate o altro. Se proprio vuoi modificarle, fai in modo che i cambiamenti siano tutti omogenei, per esempio spostando di due mesi, tre mesi, due anni in avanti o indietro tutte le date presenti nel testo.

Nomi di città

È certamente il dato cui fare maggior attenzione, perché offre la possibilità di collocare geograficamente fatti e persone: in una cittadina o in un paese, magari di piccole dimensioni, anche cambiando i nomi delle persone, sarebbe facile riconoscerle.

Anche in questo caso, i cambiamenti devono essere sempre coerenti: a nome di città corrisponde nuovo nome di città e sempre quello. Io uso: Vattelappesca, Urbolandia, Chissadove, Castropippo, Montelontano. Ma ti puoi sbizzarrire, se vuoi.

Applico queste semplici regole con grande rigore per rendere testi anonimi, ma significativi, cioè pieni di senso e di utilità. In occasione dello studio sulla comunicazione di testi “difficili” e di “brutte notizie” che ho recentemente lanciato, le ho raccolte in un piccolo vademecum, che condivido volentieri con te.

Ti serve se vuoi condividere testi con me, ma può tornarti utile anche in altre occasioni. Scaricalo, stampalo, trasformalo, adattalo. Insomma, usalo: ora è anche tuo.

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