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No-o! Non esiste la scrittura “neutrale”

Ottobre 20, 2022

ph. jen-theodore (unsplash)

Che esista una scrittura neutrale e asettica è una convinzione molto diffusa presso chi opera nei servizi sociali, educatori, educatrici e assistenti sociali.

Si sta di fronte a una scena, a un luogo, o si assiste a dinamiche relazionali e poco importa che a quelle dinamiche relazionali prendiamo parte pure noi in prima persona – penso, per esempio, ai colloqui: niente. Il santo Graal della scrittura è la scrittura neutrale.  Ma la scrittura neutrale è una fake news.  Niente che riguardi la nostra relazione con la realtà e con il mondo può essere neutrale: tutto è sempre e solo frutto della nostra soggettività.

La realtà lì fuori per essere raccontata ha bisogno dei tuoi occhi, di te e del tuo punto di vista. E, oserei dire, del tuo coraggio. Scrivere è sempre prendere una posizione e per farlo occorre avere competenza e coraggio; se non lo fai, accetti il primo punto di vista che capita, che non sarà necessariamente il migliore né dal punto di vista narrativo, né (di conseguenza) dal punto di vista della tua autorevolezza.

Un puro elenco di fatti in ordine cronologico snocciolato come perle di un rosario fra le dita è per la nostra mente una noia mortale. Se il nostro cervello fosse un elaboratore di dati, allora sì potrebbe funzionare. E invece no, non funziona così. Noi non funzioniamo così.

Anzi, a dirla tutta, i dati di realtà non sono nemmeno del tutto a nostra disposizione.

 

IT’S JUST AN ILLUSION (UH-UH-UH-UH A-HA) 

Sì, lo so: fa molto Immagination, tutto glitter, spalline e ruggenti Anni ’80, ma sembra proprio che sia così.

Il mondo nel quale ci muoviamo non è altro che un’illusione costruita nella nostra testa. Il mondo reale non ha odore né sapore, né suono, né colore e, probabilmente, se potessimo percepirlo così com’è al di fuori della nostra testa, non lo riconosceremmo nemmeno. Lo racconta nei suoi libri e in questo meraviglioso video il neuroscienziato David Eagleman che (dice lui) da “20 anni studia per capire in che modo ciò che accade in circa 1,5Kg di materia gelatinosa diventa noi“. Prendi un po’ di tempo e guardalo questo video: è illuminante.

Eagleman spiega (ed è opinione diffusa presso i neuroscienziati) che il cervello tesse le informazioni che acquisisce dai sensi in trame che rimandano a schemi e le usa per dare vita a quello spettacolo multisensoriale e in technicolor che è la nostra personale realtà.

Funziona così: noi acquisiamo informazioni – vediamo, sentiamo, gustiamo, tocchiamo, odoriamo – e con quelle informazioni il nostro cervello costruisce un racconto che dia senso a ciò che sta accadendo. Come quando senti odore di bruciato venire dalla cucina:

il cervello registra il dato, cerca nel magazzino delle informazioni disponibili quelle utili nel momento dato (tipo padella e fuoco) ed elabora l’evento: “Acciderbolina, ho scordato la padella sul fuoco e così ho bruciato la cena”, mentre contemporaneamente afferri il telefono per ordinarti una pizza.

Ogni cosa è frutto di un’interpretazione. Altro che visione neutrale, oggettiva! È solo soggettività, solo frutto del lavoro del nostro cervello che costantemente cerca di riordinare singole informazioni e di legarle insieme come una collana di perle, in concatenazioni causa-effetto. Lo fa sempre; lo fa addirittura anche quando le concatenazioni causa-effetto neanche ci sono. Lo ha dimostrato lo psicologo israeliano Daniel Kahneman (premo Nobel per l’economia nel 2002 per le sue indagini del comportamento della mente nella valutazione di vantaggi e svantaggi quando si tratta di scegliere). Ti propongo un suo famosissimo test:

BANANE. VOMITO.

Spiega Daniel Kahneman:

Non c’era un particolare motivo di reagire così, ma la tua mente ha automaticamente assunto che vi fossero una sequenza temporale e una connessione causale tra i termini “banane” e “vomito”, e ha elaborato un abbozzo di scenario in cui le banane causavano il vomito”.

Visto? Ricapitolando:

  • non sappiamo cos’è la realtà davvero, perché non siamo strutturati per accedervi,
  • ciò che captiamo è filtrato prima dai nostri sensi e poi dai nostri schemi mentali,
  • siamo soggetti a illusioni e fraintendimenti.
Diciamo la verità: non siamo messi benissimo, altro che scrittura neutrale!!!
Ecco perché, allora, è fondamentale sapere costruire messaggi completi, puntuali, argomentati, impeccabili e funzionali per la mente di chi legge. Solo questo ti permetterà di veicolarli nel modo più veloce, facile e degno di interesse, ti metterà al riparo dai potenziali rischi che potresti correre, maneggiando con poca dimestichezza potenti strumenti come il linguaggio e ti farà percepire come professionista autorevole e affidabile.
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UN CASO DI STUDIO – INCONTRI VIGILATI FRA PADRE E FIGLI

Qui, ti propongo un caso di studio super concreto, che puoi prendere ad esempio: si tratta di un paragrafo estrapolato da una relazione a un tribunale relativo ad alcuni incontri vigilati fra un padre e i suoi figli.

Se ti è più comodo, puoi leggere i documenti in PDF qui.

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Come avrai notato, il testo non presenta errori, eppure non è facile da leggere e soprattutto da ricordare. Questo perché non è stato progettato con strategie appropriate, con un’architettura solida, frutto di un pensiero chiaro, ma è proposto secondo un ordine cronologico che fa immaginare a chi scrive di tenersi sufficientemente a distanza dai fatti descritti, pur facendone parte in prima persona.

Con matite colorate

La sensazione di disorientamento dipende proprio dal fatto che il testo si compone di 3 temi principali, i cui elementi non sono però ben raggruppati: si va un po’ di qua e un po’ di là. I temi sono:

  1. l’organizzazione pratica degli incontri e il calendario degli appuntamenti;
  2. la qualità degli incontri e gli effetti sui bambini;
  3. impegni del papà (che sono stati disattesi).

I colori ci vengono in aiuto: se assegniamo a ogni tema un colore differente e coloriamo di conseguenza le varie parti del testo, appare subito evidente che cos’è successo.

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Come vedi, è mancata la progettazione: gli argomenti sono sparpagliati nel testo come una manciata di coriandoli a carnevale. A questo punto, per sistemare e dare maggiore fluidità, basta riordinare logicamente i vari argomenti, con visione chiara e con una punta di coraggio, quella che ti permette di dire che hai fatto qualcosa, che l’hai fatto con la tua collega e che insieme, stante la situazione, avete preso delle decisioni per le competenti professioniste che siete.

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Senti come cambia? Non il contenuto, non il cosa: il come. E con il come cambia anche la rappresentazione che chi scrive da di sé a chi legge e al mondo esterno. Molto più professionale e autorevole.

Come vedi, la faccenda del punto di vista e della struttura argomentativa di un testo non è rilevante solo nei romanzi, lo è anche in quelli non strettamente narrativi. Ti suonerà bizzarro, ma qualunque testo referenziale, per risultare efficace, richiede un intervento creativo. Che non significa agghindarlo con fiocchetti, addobbi e pinzillacchere, ma progettarlo con cura, con un’architettura solida, che tenga conto della prospettiva di chi leggerà, delle sue competenze, del tempo che ha a disposizione, e scegliendo sempre strutture logiche e linguistiche semplici e chiare.
Sì, per riuscirci ci vuole un certo talento, ma soprattutto tanto, tanto allenamento.

Commenti

  • Verissimo. Spesso si “buttano dentro” frasi scritte senza una connessione logica rischiando così di far perdere il filo al lettore e, di conseguenza, la sua concentrazione. Modificando la stesura della relazione o comunque di qualsiasi testo con frasi coese e coerenti, dando significato razionale alle parole e continuità al discorso, cambia totalmente anche la modalità di capire e soprattutto di farsi comprendere. È fondamentale conoscere il metodo migliore per utilizzare la scrittura, per essere in grado ed essere certi di colpire il lettore nel segno ed essere stati efficaci.

    • Il momento della progettazione è sacro! Occorre avere ben in mente a cosa deve servire ciò che scriviamo, tirar fuori le idee – anche alla rinfusa – mettervi ordine e ascoltare l’effetto che fa. Immaginando sempre di essere chi legge.
      Grazie Federica!

  • Con il tuo corso sulla scrittura efficace fatto in primavera mi si è aperto un mondo. È vero non possiamo essere neutrali: noi trattiamo le emozioni, parliamo della vita degli altri e siamo per un pezzetto nella vita degli altri.
    Ho scritto la mia prima relazione usando la prima persona singolare, io: è stato potente e liberatorio.
    Soprattutto, ho ottenuto ciò che avevo chiesto in procura: un “regalo” per la famiglia di cui scrivevo.
    Grazie, Francesca!

    • Cara Barbara, il tuo commento mi emoziona davvero.
      Credo profondamente nel valore strategico della scrittura efficace, come strumento per conseguire gli obiettivi professionali che ci prefissiamo. Che sia vendere un prodotto, crescere sui social, fare cultura non fa nessuna differenza. Quindi, vedere impiegato con successo questo straordinario strumento nel mondo del servizio sociale mi lascia sempre un po’ senza fiato. Perché voi assistenti sociali trattate “prodotti” molto speciali: la vita delle persone in situazione di fragilità. E lo fate con un impegno e una passione che ho raramente incontrato in altri ambienti professionali. Davvero niente a che vedere con l’assurdo stereotipo dell’assistente sociale ruba-bambini!
      Grazie per la tua testimonianza. Mi ha fatto sentire tanto fiera di esserti stata di qualche utilità! ❤️

  • Nei settori sociali quello che ci si aspetta, e che quindi si cerca, è l’interazione con una persona. Quante volte ci lamentiamo che l’assistenza di un prodotto non ci fa parlare con un “omino” lasciandoci invece in balia di quelle meccaniche vocine registrate?
    Ecco, è un po’ questo il punto: una persona può capire una persona; perché quindi cercare di trasformarci in automi asettici?

    • STANDING OVATION!!
      Ma grazie! Fra l’altro, sai che una grossa azienda cliente mi ha chiesto una consulenza per scrivere i messaggi dei loro bot, quelli automatici, delle prime fasi di interazione con chi naviga? Persino in quel caso si riesce a modulare la scrittura human-to-human, cioè in modo che suoni “umana”, naturale!!! Figurati se non ci possono riuscire gli (e le) assistenti sociali!!! E se possono, allora dovrebbero…

  • Letto tutto d’un fiato! Adoro lo stile allegro con il quale hai introdotto questo esempio di scrittura efficace. Ancora una volta un’occasione di appuntare i tuoi consigli; poi ritengo che per diventare bravi come te dobbiamo anche allenarci a leggere e arricchire il nostro bagaglio di vocaboli.

    • Cara Chiara, ti ringrazio tanto per il tuo commento. Che mi stimola a qualche ulteriore riflessione: lo stile “allegro”, lieve, informale e a tratti proprio colloquiale, come vedi, non toglie nulla ai miei anni di studio, alle cose che so, che ho approfondito e che mi appassionano tanto. Questo non certo per dire, come cantava Mina, che

      sono tanto brava, brava, brava

      ma per rimarcare il fatto che, per essere considerati affidabili e professionali, non è obbligatorio e nemmeno necessario mettere della distanza fra noi e chi legge, scrivere oscuro e incomprensibile. E questo è un fatto.
      L’altra considerazione è che certamente leggere tanto aiuta, soprattutto se si tratta di una lettura guidata, ragionata, in termini tecnici si direbbe critica: aiuta enormemente a riconoscere nella scrittura gli schemi più funzionali e quelli meno. E ad applicarli!
      Io credo fermamente, infatti, che scrivere non sia un’attività riservata a poche persone naturalmente dotate. Certo, se ambisci a scrivere romanzi e a vivere di quello, avere la stoffa di Hemingway aiuta, eh. Per il resto, credo che scrivere sia un patrimonio di tecniche e di procedure che si possono facilmente allenare e migliorare con l’esercizio. Anche nel mondo del social work.
      Al lavoro! ☺️

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