Le parole per le immagini: scrivere un video

Scritto il 16 Aprile 2017

Prendete un video (che non c’è) e scrivetelo! Non intendo un video sulla vostra passione sportiva o sul vostro hobby preferito: intendo un video che vi hanno commissionato altri, per lavoro. Penserete che sia un “gioco da ragazzi”, oppure “una roba da matti”. E in entrambi i casi, davanti al foglio bianco vi inchioderete senza sapere da dove iniziare.

A me è successo così. L’ingaggio arriva dal Comune di Cremona che vuole realizzare un filmato sulle peculiarità della città da portare in Expo a Milano insieme al quadro dell’Arcimboldo (che è conservato nella pinacoteca del museo civico) e a uno Stradivari.
Parto avvantaggiata perché mi forniscono uno storyboard che riassume a grandi linee la storia da raccontare. È da lì che si deve partire, e se non l’avete, ve lo dovete creare.

Lo storyboard è, semplicemente, lo schema di sviluppo testuale e visuale del video. Semplicemente appunto. Perché di semplice, poi, non c’è altro!

Naturalmente, ognuno realizza il suo storyboard secondo il proprio metodo: disegni su un foglio, una griglia a colonne, una mappa mentale, un elenco di parole chiave o un testo scritto. L’importante è dare uno sviluppo sequenziale al testo che sarà poi la logica di comparsa del video.
Quello di Cremona è una griglia fatta di 5 scene più la chiusura e mi indica gli argomenti da trattare e i luoghi da riprendere. I temi vanno dall’agroalimentare alla storia dell’arte, dalla liuteria alla musica, dai monumenti storici alle bellezze naturalistiche soprattutto legate al fiume Po; i luoghi vanno di conseguenza.

A questo punto mi aspetto che alla porta mi suonino (anche in ordine sparso, per carità!): un illustratore, un regista, un grafico, un video maker e perché no un assistente per il mio caffè. Invece non arriva nessuno e il testo lo scrivo in completa solitudine perché quelli che realizzano il visual neanche li conosco. Loro aspettano il mio testo, e questa è la sola cosa che so.

E vabbè, al lavoro! L’obiettivo è tradurre le suggestioni che arrivano dal committente in un testo che in un primo momento aiuti i tecnici a creare il video e che poi lo accompagni, senza appesantirlo. Due finalità (e due funzioni) molto diverse. Con queste informazioni comincio a scrivere in tre passaggi distinti: immaginazione, scrittura, lettura e correzione.

Immaginazione
Nella scrittura per video il visual, va da sé, è fondamentale. Avere un grafico o un video maker con cui lavorare partendo dalla stesura preliminare è un’ottima cosa, perché la condivisione porta sempre a nuovi stimoli reciproci. Tuttavia, non sempre è possibile, e nel mio caso, non lo è stato.
Ma un’alleata fortissima c’è, comunque: l’immaginazione. Per sostenerla, ho creato in corrispondenza di ogni punto della lista una mappa mentale. Libere associazioni di idee e di immagini che hanno costituito da una parte lo scheletro del testo da far leggere allo speaker e dall’altra le linee di sviluppo indispensabili per chi si occuperà del visual.

Scrittura
Dopo la mappa, la scrittura. Scrivere, scrivere, scrivere. Prima di getto e poi selezionando le parole: solo le migliori per esprimere i concetti e “cercando la musica”. Non si tratta di comporre una poesia o di usare la metrica: non mi aspetto certo che qualcuno si canticchi il mio testo alla fine del video. Quello che cerco è una cadenza, un ritmo che “stia bene” e che sia armonico con quel che sto scrivendo; questo aspetto aiuterà lo speaker nella lettura e sosterrà l’attenzione dello spettatore, senza saturarne i canali percettivi: gli occhi saranno catturati dalle immagini, le orecchie dal ritmo delle parole e da un’efficace sincronia fra le frasi musicali e i cambi d’immagine.
Trovare una metafora efficace aiuta a stimolare l’immaginazione; nel caso di Cremona scelgo una metafora auditiva: il concerto, semanticamente legato alla musica e alla liuteria: Cremona, del resto, è la città di Claudio Monteverdi e di Antonio Stradivari! E applico alcune modifiche alla lista dello storyboard, per rendere il discorso più fluido.

Lettura e correzione
Una volta arrivati alla bozza finale, leggete ad alta voce, simulando il testo che vorreste sentire e le immagini che vorreste vedere. A questo punto correggete. Cercate formule semplici, alternate frasi corte a periodi più lunghi, variate: così potrete sperimentare ritmi diversi e infiniti toni di voce dare vita a innumerevoli sfumature emozionali, e a interessanti, a volte inaspettate, armonie.
Se siete curiosi, date un’occhiata alla trascrizione del testo e al suo commento.
Buona visione!